In merito alla lettera dell’ASS6 Prot. 13320 del 12/03/2013

In merito alla lettera dell’ASS6 Prot. 13320 del 12/03/2013

Il “COMITATO PER LA SALVAGUARDIA DI SAN FOCA”, si sta interessando con molta preoccupazione circa l’evolversi dell’utilizzo della biomassa per la produzione di energia elettrica da fermentazione anaerobica nel comune di San Quirino.

La carenza di leggi, normative e letteratura scientifica aumentano la difficoltà di controllo di questi “mostri” che se da un lato qualcuno si ostina a dire producano energia rinnovabile, di sicuro non è sostenibile.

L’ ASS6 nel dare parere favorevole all’ autorizzazione unica, invita il comune di San Quirino a visionare la delibera A.L. n° 51 del 26/07/2011 dell’ Emilia Romagna dove viene trattato in maniera esaustiva l’inquinamento tellurico da Clostridi. Una recente sperimentazione condotta dal CRPA “Centro ricerche produzioni animali” in reattori da laboratorio ha dimostrato come nella produzione di biometano con l’impiego di insilati (nella prova sono stati utilizzati insilati di mais e di sorgo) si riscontri un incremento di circa 17 volte del numero delle spore nel digestato rispetto al numero di spore presenti nell’insilato introdotto. Il risultato rimane assai significativo perché conferma come nel processo anaerobico di produzione di biometano si creano nel digestore le stesse condizioni favorevoli allo sviluppo delle spore, presenti sia nella produzione dell’insilato, sia nell’apparato digerente dei ruminanti. Il Dott. Helge Böhnel conferma in maniera più puntuale l’avvenuta contaminazione dei biodigestori portando nelle sue conferenze esperienze personali con dati veramente preoccupanti. Böhnel da noi contattato ci ha mostrato delle mappe statistiche che mettono in evidenza la correlazione di circa 1000 casi di botulismo con la vicinanza alle centrali biogas, inoltre ci ha dichiarato che se non si riesce a bloccare la fuoriuscita di clostridi botulinici dai biodigestori si dovrebbe abbandonare questo tipo di energia.

Ricorrendo alla L.R 19 del 11/10/2012 ed alla L.R 26 del 21/12/2012, i proprietari della centrale di San Foca hanno chiesto una variazione alla “dieta” del biodigestore introducendo oltre ai reflui zootecnici anche sottoprodotti provenienti dalla preparazione e dal trattamento di frutta, verdura, oli alimentari, cacao, te, caffè, tabacco, scarti dall’industria casearia, cereali non utilizzabili per l’alimentazione umana o animale perché contaminati biologicamente (es. Aflatossine), residui di orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca. Indubbiamente le differenze della centrale di San Foca con le centrali Tedesche non ci sono, nella raccolta del triticale poi non è difficile la contaminazione con il terreno. Vi invitiamo a rivedere nel progetto come avviene lo stoccaggio del digestato che per la frazione liquida non è mai a contatto con l’aria, aspirato nel carro botte e se cosparso nei campi per interramento immediato evidenzia la totale mancanza di ossigenazione.

L’ impressione è che le istituzioni volte alla tutela della salute pubblica siano sensibili alle problematiche olfattive che si possono creare e che potrebbero agitare proteste da parte della popolazione, preoccupa molto meno invece quello che realmente nuoce alla salute ma non si vede e non si sente.

Il fatto che ASS6 non sia in grado di valutare l’impatto sulla salute dei cittadini che vivono in prossimità di questi impianti e che comunque rilasci il parere favorevole in conferenza dei servizi ci lascia molto perplessi e ci ricorda quanto è avvenuto con l’ amianto, migliaia di morti a NORMA DI LEGGE, tutti sapevano ma nessuno ha agito.

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