Fu amara sorpresa

San FocaEra la fine di agosto 2012 e nella nostra piccola San Foca in Friuli stavano iniziando i lavori di costruzione a ritmi serrati di una centrale a biomassa vicino alle case!
In questa circostanza nasce il ” Comitato per la salvaguardia di San Foca ” formato da alcune persone che, con impegno e perseveranza, stanno cercando di capire come
possono accadere queste cose senza esserne informati prima.
Così inizia la nostra ricerca e approfondimento verso questo sfortunato ambiente in cui l’uomo è distruttore e vittima nello stesso tempo.
Siamo qui e senza perderci d’animo stiamo coinvolgendo le persone più adeguate allo scopo prefisso, evitando, senza pregiudizi, di raccogliere provocazioni ed inutili sfide.

3 Responses to Fu amara sorpresa

  1. Giovanna Casalini says:

    Vorrei ribadire il concetto a nome di tutti i componenti del Comitato per la salvaguardia di San Foca, che il nostro lavoro è mirato alla salute di tutti, compresa quella delle persone che non vogliono approfondire la questione “biogas”, ignorandone le conseguenze all’ambiente e a tutte le sue forme di vita. NON ABBIAMO ALCUN INTERESSE PERSONALE. Raccontiamo una realtà alquanto preoccupante di questi tempi e nello specifico della nostra vicenda.

  2. Marco F says:

    Il fatto che un gruppo di cittadini manifesti in maniera pubblica la necessità di capire e di essere coinvolti nelle decisioni che hanno una forte ricaduta sul territorio è un fatto lodevole a mio modo di vedere.
    Nemmeno io, al pari vostro, ho interessi personali di qualsiasi tipo nei confronti della questione; senza permettermi di mettere in discussione le vostre conoscenze e le vostre fonti di informazione mi permetto di fare alcune considerazioni.

    Negli “impianti a biogas” non viene affatto bruciata biomassa solida come sostiene un valente consigliere comunale su youtube; anche i documenti da voi inseriti nella sezione “informarsi per capire” fanno riferimento ad impianti di combustione di biomasse..
    Nei “biogas” un mix di biomasse solide (insilato di mais ma non solo) e liquide (escrezioni animali di vario tipo) vengono mescolate in e fatte fermentare in grandi spazi chiusi e riscaldati (digestori) fino a che si forma il biogas. Questo viene pulito dalle impurità e bruciato in apposite macchine (cogeneratori) che producono contemporaneamente energia termica ed elettrica (quest’ultima ceduta alla rete nazionale). Si brucia gas, non mais.. Come in milioni di caldaie, anche a casa vostra.
    Le emissioni massime tollerate sono previste dal Testo Unico Ambientale in vigore e sono molto più basse di quelle consentite negli edifici.
    L’Asl e l’Arpa sono fatte per controllare, hanno le conoscenze e gli strumenti tecnici e legislativi per farlo, fino anche alla chiusura dell’impianto se è il caso.
    Condivido con molti tecnici la preoccupazione per il fatto che se un territorio si riempisse di impianti a biogas ci si troverebbe ad avere decine di migliaia di ettari occupati per la coltivazione di mais (o altre biomasse con una parte edibile) per uso non alimentare; comuni/province/regioni dovrebbero valutare la questione globalmente ed evitare squilibri ed eccessi che vadano a scapito dell’alimentazione umana e animale.

    Non vedo sinceramente il rischio per la popolazione che date voi date per certo. E’ comprensibile la rabbia per il mancato coinvolgimento preliminare (mi pare di capire sia andata così) ma tirare in ballo il rischio per la salute è un altro paio di maniche.

  3. admin says:

    Gentile sig. Marco,
    il rischio del biogas (le biomasse sono ancora peggio) lo danno per certo medici e studiosi, noi lo diamo per certo perché tralasciando l’inquinamento prodotto dal grosso motore in funzione 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno più il traffico di automezzi abbiamo da tempo visto come in Italia vengono gestite queste cose. Non so se lei era presente all’incontro che abbiamo organizzato tempo indietro, proprio in quell’occasione abbiamo portato i cittadini a conoscenza di alcune grosse irregolarità che poi se guardiamo bene sono le stesse presenti in quasi tutte le centrali in Italia.
    Ora se ci sono delle irregolarità già a livello di conferenza dei servizi e nessuno se ne accorge come possiamo pensare che anche l’attività possa essere svolta in modo regolare.
    Guardi che cosa è successo nelle Marche, oppure guardi l’ultima notizia pubblicata in questo blog riguardante la centrale gemella (stessa proprietà), secondo lei questo non è un rischio per la popolazione ?
    Guardi gli incidenti che succedono in Germania, paese noto per fare le cose ben fatte, legga gli articoli
    pubblicati sul blog dove si vedono sempre più centrali che causano danni naturali.
    Quando escono i liquami causando morie di pesci per l’uomo non è un rischio ?
    E lo spargimento del digestato dove lo mettiamo ? In Emilia lo vietano perché fa esplodere il parmigiano, in Trentino vogliono che i campi in cui viene gettato siano segnalati allora significa che proprio bene non fa.
    Come sarà risolto il problema della mancanza di campi per spargere il digestato ? Spargendolo fuori stagione o in quantità elevate …. bene allora come la mettiamo con i nitrati e le falde acquifere ?
    Nel 1996 con l’uso degli erbicidi a monte, Pordenone si è trovata l’acqua con l’atrazina, ora come la metteremo dopo qualche anno di spargimenti di digestato ?
    Come vede le possibili fonti di rischio sono molte già per un impianto realizzato ed utilizzato a regola d’arte, provi a pensare per quelli costruiti in italica maniera.
    Se poi riflettiamo sul perché di questi impianti ci chiediamo ancora di più se vale la pena.
    Non siamo contrari agli impianti di piccole dimensioni che possano aiutare un’azienda agricola ad arrotondare le finanze utilizzando gli scarti e bilanciando l’inquinamento (pensi che nella centrale di San Foca tutta l’acqua calda invece di essere utilizzata viene raffreddata prima del riutilizzo quindi si inquina e si spreca) ma
    siamo contrari a queste grosse industrie (qui non si può parlare di agricoltura) dove il fattore principale è il guadagno realizzato sulla pelle dei cittadini.

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