Il consiglio comunale di Rignano Flaminio dice no al biogas e ne stabilisce una normativa stringente.

Art. 29 Altre attività

L’esercizio di qualsiasi attività che dia luogo, anche occasionalmente, a produzione di gas, vapori, polveri o emissioni di qualunque tipo atti ad alterare le normali condizioni di salubrità dell’aria e a costituire pertanto pregiudizio diretto o indiretto alla salute dei cittadini e danni a beni pubblici o privati, deve essere condotto in modo e con dispositivi di prevenzione idonei ad evitare il pericolo o la molestia.
Le attività, i procedimenti e i metodi di recupero dell’energia, anche attraverso la produzione di biogas dalla frazione umida dei rifiuti solidi urbani, non devono costituire un pericolo per la salute dell’uomo e recare pregiudizio all’ambiente, in particolare NON devono:
a) creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo e per la fauna e la flora;
b) causare inconvenienti da rumori e odori;
c) danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse.
In funzione del principio di precauzione, gli impianti inceneritori di qualsiasi tipo e mediante qualsiasi processo e le centrali termoelettriche per la produzione di energia elettrica o anche per la sola produzione di biometano, comprese quelle a biomassa e biogas, devono essere poste ad una distanza minima di sicurezza di almeno 3.000 metri lineari dalle abitazioni, dai siti sensibili e di pubblico interesse. Nel rispetto della Direttiva 2008/50/CE, D. Lgs. 13 agosto 2010, n. 155, l’impianto posto alla distanza minima di sicurezza deve funzionare in modo tale da non peggiorare in alcun modo la qualità dell’aria
Cristina Giancarlo De Angelis

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“Nel rispetto della zonizzazione acustica comunale l’impianto, inteso come complesso di attività relative all’approvvigionamento della materia prima, al suo funzionamento, ed a ogni altra necessità indotta, non dovrà creare un’innalzamento dei valori riscontrabili in assenza dell’impianto stesso sia nel centro urbano che nel territorio limitrofo alla sua localizzazione.”

Le distanze minime di rispetto per l’insediamento degli impianti di trattamento rifiuti, impianti a biomasse e/o biogas, con finalità non di autoconsumo e/o con potenza superiore a 50 kw, sono stabilite in mt 3.000 dai terreni agricoli che non devono avere destinazione colturale a vigneto, orto, frutteto.

Per tutti gli impianti potenzialmente ritenuti pericolosi per gli insediamenti antropici e per i siti sensibili di rilevante interesse pubblico, per le risorse idriche ed i relativi bacini imbriferi ed in senso più vasto per l’ambiente nelle sue forme paesistiche, paesaggistiche, storico-architettoniche, agricole e naturali, posti fuori dalle minime distanze sopra indicate e nelle aree previste dal P. R. G. vigente o fuori da esse, verrà avviata una specifica conferenza dei servizi resa ad evidenza pubblica.
L’ impianto produttivo se del tipo considerato insalubre e che tra l’altro possa prevedere processi di valorizzazione del rifiuto, potenzialmente dannoso per l’ambiente, la salute pubblica e, più in generale a rischio di incidente rilevante, non potrà essere comunque collocato in area con distanza inferiore a 3.000 mt. dai pozzi di captazione della risorsa idrica potabile fosse pure per uso zootecnico e/o irriguo.
Non sono ammesse deroghe al predetto criterio urbanistico di tutela della risorsa idrica.

L’autorità comunale competente, su istruttoria tecnica del Servizio di Igiene Pubblica e dell’ARPA, dispone i provvedimenti necessari per rimuovere ogni causa di insalubrità.

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