Inquinamento e malattie

Le associazioni di tutela della salute e dell’ambiente ribattono allo studio dell’Osservatorio epidemiologico ambientale del Friuli Venezia Giulia:

“LE CORRELAZIONI TRA INQUINANTI E MALATTIE CI SONO ECCOME
E I BAMBINI SONO I PIÙ A RISCHIO

Sorprendono i risultati dell’Osservatorio epidemiologico ambientale del Friuli Venezia Giulia, recentemente presentati alla terza e quarta commissione regionale dal dott. Diego Serraino, responsabile del registro tumori del Cro di Aviano. Secondo lo studio dell’Osservatorio, infatti, l’inquinamento incide in minima parte sulla formazione di gravi patologie e non vi è alcuna correlazione tra inquinamento e aumento dei tumori nell’area dei cementifici di Fanna e Travesio in provincia di Pordenone né per esposizione al mercurio a Grado e Marano e neppure nella zona industriale udinese.

“La sottovalutazione del rapporto tra inquinamento ambientale e gravi patologie – affermano le associazioni ACP Associazione culturale pediatri, ALPI Associazione allergie e pneumopatie infantili, CORDICOM Coordinamento Cittadini e Comitati per l’ambiente e la qualità della vita del FVG, Coordinamento per la difesa ambientale del Fvg, Isde Medici per l’ambiente e WWF – sorprende perché pare non concordare con dati recenti regionali e dati ISTAT relativi ai tassi grezzi e standardizzati di mortalità nel FVG. Inoltre mancano completamente nello studio indicazioni sulle incidenze di malattie cardiovascolari, neoplastiche e respiratorie, che tuttora non appaiono in riduzione, come invece si osserva in aree più controllate. Mancano ancora concetti sull’aspettativa di vita sana alla nascita”.

“Indubbiamente – aggiungono le associazioni – quanto rilevabile si associa ad alterazioni degli stili di vita individuali e di sicuro non è possibile differenziare patologie determinate dagli inquinanti da quelle determinate dagli stili di vita individuali, ma la popolazione del FVG non è così scadente per queste abitudini di vita, come si vorrebbe far credere”.

Ciò che viene inoltre contestato è l’approccio di chi, come epidemiologi e oncologi,vogliono avere prove inconfutabili, mentre sarebbe auspicabile – sostengono le associazioni – adottare un’approccio basato sul concetto di “precauzione”, soprattutto quando si parla di bambini.

Citando quanto emerso da un recente “Progetto ambiente e tumori” pubblicato dall’ Associazione Italiana di Oncologia Medica” e coordinato dal dott.Ruggero Ridolfi, le associazioni ricordano come l’analisi dell’associazione tra il rischio di morte per tutti i tumori infantili (solidi e leucemie) e l’esposizione alla nascita a numerose sostanze chimiche emesse da sorgenti puntuali

ad alta intensità, tra cui inceneritori, abbia evidenziato una correlazione statisticamente significativa per distanze alla nascita entro 1 km da sorgenti emissive di monossido di carbonio, particolato PM10 , Composti Organici Volatili, ossidi di azoto, benzene, butadiene, diossine e benzo(a)pirene.

In particolare,le emissioni degli inceneritori sono caratterizzate dalla presenza di tutte quelle sostanze a cui è associato questa significativa correlazione statistica.

L’aumento esponenziale dell’incidenza di tutti i tumori in età pediatrica – conclude lo studio – non è spiegabile né con stili di vita né con miglioramenti diagnostici e deve quindi indurci a riflettere sul rischio rappresentato dalla crescente esposizione dell’infanzia ad agenti tossici, mutageni e cancerogeni presenti nel nostro habitat.

“Alla luce di studi come questo e in base al principio di precauzione – concludono le associazioni – riteniamo inaccettabili ragionamenti che tendono a sottovalutare il rapporto tra inquinamento e salute. In particolare, ribadiamo la nostra assoluta contrarietà alla conversione dei cementifici di Fanna e Travesio in inceneritori e chiediamo che la Regione metta mano con urgenza alle situazioni di inquinamento ambientale più preoccupante, a partire dalla Ferriera di Servola, percorrendo la strada della bonifica e riconversione dell’area, e dalla completa conversione a metano della centrale termoelettrica di Monfalcone.”

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