La Germania si pente del biogas: impariamo la lezione

Anche il Germania dove si sono realizzati 7500 impianti e da dove è arrivato il la per lo sviluppo della tecnologia sono ormai numerose le voci contrarie. Forse sarebbe stato meglio farle sentire prima, però. In Italia è la Regione Lombardia che punta di più sul biogas pungolata dalle lobby che a Milano hanno le loro sedi molto vicine (in senso politico) ai Palazzi regionali. Ma anche tra Cuneo e Torino, a Bologna e Ferrara, nella pianura Veneta non si scherza. E a lasciar fare alle società dalle partecipazioni complicate che spesso conducono a società di diritto estero (paradisi fiscali compresi) le farebbero ovunque anche dove non c’è acqua per coltivare le biomasse. Persino nel Salento dove una biogas questa estate è stata sequestrata per una serie di presunti illeciti. Incalzati dalle critiche i biogassisti dopo aver fatto il pieno di centrali a mais da 1MW fingono di pentirsi e di voler essere virtuosi. Ma il biogas è insostenibile comunque: toglie sottoprodotti all’alimentazione animale, toglie restituzioni colturali al terreno già depauperato di sostanza organica, provoca emissioni in atmosfera molto più elevate per energia prodotta che le centrali termoelettriche a fossili, costituisce un rischio enorme per la rete idrografica a causa del moltiplicarsi di impianti suscettibili di sversamenti di liquami con forte contenuto di ammoniaca.

fonte : N. 35/2012 (luglio) di “DER SPIEGEL”traduzione di Donatella De Sanctis Papagno

Schwandorf

Un grande impianto di biogas. “Impianto a biogas a Schwandorf, Baviera: Pentoloni gorgoglianti che non hanno chance rispetto a sole e vento” Ve ne sono così anche in Italia. Hanno “sommato” nello stesso sito con progetti fotocopia più impianti da 999kW per ottenere il regime agricoli, il massimo di contributi e di semplificazione delle autorizzazioni. Una truffa legalizzata da una non classe politica che partecipa alla mangiatoia

I MANGIA-PANNOCCHIE

Elettricità dal mais – sembrava un’idea rivoluzionaria. Per questo vengono incentivati impianti a biogas. Ora le colture energetiche ricoprono intere regioni e gli agricoltori vengono cacciati dagli investitori.
La produttrice di latte Renate Rahn ha superato la crisi della BSE e tre anni fa la crisi del latte.

“Adesso però, dice la Rahn, siamo in ginocchio.”

Non è nemmeno il cattivo prezzo del latte a minacciarla. Il problema è che non riesce più a trovare, nella zona dell’Eider, Schleswig-Holstein, del terreno da affittare per la coltivazione del mangime per le sue mucche. Nel giro di quattro anni il prezzo dell’affitto, per ettaro, è aumentato da 250 ad oltre 600 Euro l’anno. Oltretutto anche lei, come altri produttori di latte, ha perduto superfici coltivate a mais a causa di un produttore di biogas.
Con questo mais non vengono più alimentate le mucche, bensì un reattore in cui esso fermenta.
L’impianto funziona in modo simile allo stomaco di una mucca e viene alimentato due volte al giorno con mais trinciato. Nella cupola di questo pentolone gorgogliante si producono gas, il metano ricco di energia viene condotto in una centrale termoelettrica, dove viene trasformato in corrente elettrica.
Mentre il prezzo del latte prodotto dalla Rahn viene “compresso” dai Discount di generi alimentari, il produttore di biogas non si può lamentare: grazie alla legge sulle fonti rinnovabili (EEG), la corrente elettrica che produce viene sovvenzionata per 20 anni.
Agricoltori come Renate Rahn devono procurarsi sempre più mangime di soja proveniente dal Brasile a prezzi sempre più alti: la battaglia per la materia prima sono destinati a perderla.
“La politica ci ha distrutto”.
Trasformare generi alimentari in energia elettrica: questa fu l’idea del governo federale rosso-verde. Fu otto anni fa, all’epoca dei premi per ordine di chiusura (spegnimento), quando si incentivarono in modo particolare le fonti rinnovabili. Alcune piccole centrali ecologiche avrebbero dovuto fare della Germania il paese delle bio-meraviglie. Quello che ne seguì fu una rivoluzione sui campi. Una febbre dell’oro sovvenzionata. E un disastro ecologico.
Un impianto a biogas di media grandezza necessita in media di una superficie di coltivazione di mais di 200 ha e deve essere costantemente alimentato. La fame di mais ha trasformato la Germania in un deserto. Terra degli orizzonti? Questo era una volta lo Schleswig-Holstein.
Tra Amburgo e Flensburg la vista è ora limitata da muri di mais. Lo stesso dicasi per il tratto da Münster e Brema. Persino nell’Alta Baviera e sulle alture dell’Eifel i prati sono stati arati.
La nuova coltura energetica viene coltivata qui su 810.000 ha, corrispondente alla metà della superficie della Turingia. ……Questo con conseguenze grottesche: per la prima volta in 25 anni, la Germania nel 2011 non era più in grado di produrre cereali per il proprio fabbisogno interno.
Piatto o serbatoio? “Possiamo fare entrambi!” afferma il nuovo Presidente dell’Unione Agricoltori, Joachim Rukwied, la scorsa settimana.I campi sono occupati dalle colture energetiche. Non vi è più posto né per coltivare piante per mangimi per il bestiame né altri ortaggi per uso alimentare, come le patate.
Gli agricoltori temono anche per le terre da prendere in affitto. Hanno paura dei moderni “masnadieri” che sono alla ricerca di terreno da occupare.
Già da un pezzo non sono più solo agricoltori ad essere entrati nel business dell’energia. Gli investitori si chiamano Agri Kultur, Deutsche Biogas o KTG Agrar. Si tratta di Società che hanno ricevuto da banche di Brema o Oldenburg centinaia di milioni di Euro e che usano gli agricoltori come fantocci: grazie a loro possono infatti, senza tante complicazioni, costruire un impianto nelle vicinanze di un’Azienda agricola.
Fattore importante della buona prassi in agricoltura è la rotazione delle colture. Non si coltiva, ad esempio, frumento anno dopo anno, bensì si cambia allo scopo di mantenere la buona qualità del terreno.
La mania del mais ha fatto sparire anche questa bella tradizione.
Per il mais sembrano valere nuove regole: in effetti le bionde pannocchie si coltivano senza grosse perdite di resa anche per dieci o dodici anni di seguito….
Vi è solo un problema: i danni ecologici alla biodiversità. Le monocolture fanno sì che gli uccelli tipici della zona spariscano, perché è venuto a mancare il posto per riprodursi. In alcune zone della Baviera, tra il 2004 e il 2010, è sparito oltre il 90% del verde necessario per la biodiversità – e questo spesso a favore del mais.
Inoltre il mais viene coltivato anche in zone ex paludose. La NABU ha dimostrato come, in questo caso, il bilancio ecologico del biogas, a suo tempo acclamato come salvatore del clima, sia un vero disastro, per la quantità di CO2 che viene liberata.
Anche le autorità per le acque nella zona di Oldenburg – Frisia orientale guardano alle coltivazioni di mais con preoccupazione.
Ogni impianto produce circa 20.000 ton/anno di digestato. Queste vengono utilizzate come concime e sparse sui campi ove è stato raccolto il mais. Analogamente ai liquami, si tratta di bombe di nitrati.
Si è misurato il livello di nitrati nelle falde freatiche superficiali situate sotto campi di mais: tale livello è sempre tra gli 80 e i 120 milligrammi, quindi ben al di sopra del limite prescritto di 50 milligrammi.
Comunque le autorizzazioni per nuovi impianti procedono lisce come l’olio. I politici non badano minimamente alle preoccupazioni espresse dai responsabili del controllo delle acque né di altri esperti. Hanno spesso essi stessi una partecipazione, e quindi sono cointeressati, a impianti a biogas. Nel frattempo la Lobby del biogas è diventata potentissima anche nell’ambito della politica.
Solo alcuni mesi fa si è avuta una piccola modifica: gli impianti adesso possono utilizzare solo mais per il 60%.
Quattro settimane fa un gruppo di illustri scienziati ha nuovamente raccomandato di porre fine al boom del biogas.
Si è trattato di ricercatori dell’Accademia Nazionale delle Scienze Leopoldina.
La cosa che hanno sottolineato di più è stato lo scarso rendimento di questi impianti in rapporto alle superfici utilizzate.
“Con ben 4,8 miliardi di Euro, anche quest’anno, viene mantenuta in vita una tecnica che non ha chance rispetto a sole e vento” – afferma un membro dell’Accademia, Rolf Thauer.
Con riferimento all’energia impiegata, la resa in corrente elettrica del fotovoltaico è di circa cinque volte superiore a quella del biogas, mentre quella da vento addirittura dieci volte.
Andando verso la svolta energetica, questi conti possono solo preoccupare.
Intanto ben l’80% degli impianti a biogas costruiti a livello globale si trova in Germania: tra questi i due più grandi del mondo, Penkum e Güstrow, i quali producono 20 MWatt. Ognuno di essi potrebbe servire 40000 abitazioni.
I “Mangiapannocchie” industriali necessitano di 1000 ton di mais al giorno. Hanno bisogno di una superficie colturale di circa 12000 ha che si estende fino alla Polonia. Considerati questi numeri, quindi, il “gigante energetico” si trasforma in un “nano energetico”.

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One Response to La Germania si pente del biogas: impariamo la lezione

  1. Giovanni Di Domenico says:

    D’accordo per le biomasse “coltivare allo scopo” ma come si può non accettare gli impianti a biogas e l’updrading a biometano partendo da FORSU, dalla “melma” …delle porcilaie e dai fanghi dei depuratori …?

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