La Germania taglia pesantemente i sussidi alle rinnovabili

Il governo tedesco è deciso a ridurre  drasticamente i sussidi alle rinnovabili per concentrare le risorse sulla ricerca in vista di una produzione efficiente di energia da fonti non fossili. Prevedibile il blocco del business del biogas in Germania (con conseguente interesse delle industrie del settore per l’Italia) 

(24.01.14) Dopo i drastici tagli operati dalla Spagna e i piani di ridimensionamento del sostegno alle rinnovabili della Gran Bretagna, il governo tedesco si prepara a varare una riforma del settore che prevede un taglio del 40% agli incentivi.
La riduzione dei sussidi per la produzione di energia rinnovabile e lo spostamento del sostegno pubblico dalla realizzazione di impianti e dalla produzione di elettricità alla ricerca e sviluppo erano state concordate nell’ambito delle trattative per la formazione del governo di coalizione Merkel III.
Il Ministro dell’economia Sigmar Gabriel (leader della SPD) non ha quindi fatto altro che dare attuazione al programma di governo presentando la sua riforma del sostegno alle energie rinnovabili. La riforma dovrebbe entrare in vigore dal 1 di agosto e prevede una drastica riduzione dell’incentivo da una media di 0,17€/kWh a 0,12€kWh (0,09 nel caso di eolico off shore).

Il governo è deciso ad andare avanti perché la prossima chiusura (entro il 2022) di tutte le centrali nucleari impone un passaggio a energie rinnovabili efficienti con una loro crescita ordinata cui corrisponda una parallela chiusura di impianti alimentati da energia fossile.
La Germania si rende conto che se non c’è un piano energetico e una crescita controllata delle nuove energie rinnovabili gli impianti a gas naturale rischiano di essere sottoutilizzati con conseguente aumento dei costi di produzione. La riduzione degli incentivi e l’imposizione di tetti alla crescita delle varie fonti rinnovabili (bioenergie comprese) punta a non aggravare il costo dell’energia per le famiglie e le imprese, è frutto di considerazioni strategiche che tengono conto dell’equilibrio degli interessi in gioco.

Contro Gabriel e la sua bozza (che è stata discussa due giorni fa dal governo tedesco) si è levata, come era prevedibile, una levata di scudi della lobby delle rinnovabili. Critiche anche dalla Baviera e dalla CSU (partito bavarese) dove sono in esercizio ben 2300 impianti a biogas.
Ma la Merkel ha chiarito che Gabriel ha il sostegno del governo e l’unica concessione sinora strappata dal ministro dell’agricoltura è la deroga ai tagli per i piccoli impianti di biogas (in Germania considerati inferiori a 75kW). Le generose concessioni di incentivi al biogas (in ogni caso inferiori a quelle italiane) sono quindi destinate a finire e il calo degli incentivi determinerà uno sgonfiamento dell’industria del biogas. Come conseguenza le società che operano nel settore cercheranno maggiori sbocchi in Italia (secondo Eldorado per il biogas dopo la Germania) e in altri paesi.

La lobby tedesca, strettamente intrecciata a quella italiana (basti pensare che alcune primarie società del settore “parlano tedesco” avendo sede in provincia di Bolzano e alle tante filiali italiane di ditte tedesche) farà di tutto perché in Italia si continui a sostenere il biogas con lussuosi incentivi.
Considerato che in Italia i governi sono perennemente deboli  e proni alle lobby questa situazione non può che destare preoccupazione. Gli altri paesi puntano a ridimensionare la crescita speculativa delle rinnovabili e a inquadrarle in una seria politica energetica. Qui è ancora il Far West.

 

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