Onda di liquame sui kiwi Denunciata centrale biogas

Roverbella, è il secondo incidente in due mesi: «Impianto dannoso per tutti, da chiudere»

MANTOVA. Vicini d’impianto. Difficile vivere e coltivare la terra accanto a una centrale a biogas, anche turandosi il naso. Se poi la centrale in questione s’inceppa e vomita liquami tutt’intorno, allora i rapporti di buon vicinato sono destinati a deragliare in lotta aperta. Era già successo a luglio, si è ripetuto qualche giorno fa.    A Roverbella, strade Sei Vie.

kiwi«Adesso basta» tuona Martina Rossi sotto l’ombrellone, indispettita dalla vacanza rovinata e in ansia per la sua coltura di kiwi. Decisa a presentare querela ai carabinieri. Un paio di mesi fa era capitato al frumento di Pasquali (l’altro confinante), questa volta è toccato alla sua azienda agricola: l’onda di liquame dell’impianto a biogas di Roverbella energia ha raggiunto le piante di kiwi e intasato il pozzo utilizzato per l’irrigazione. Così la rabbia per il danno in casa propria si salda al timore più largo che anche la falda acquifera sia stata inquinata. E allora sarebbe un guaio per tutti, «per l’ambiente e la salute dei cittadini».

«Si tratta di capire se il liquame ha danneggiato le piante – riferisce Martina Rossi a proposito dei kiwi – se, sollecitati dal concime, i frutti matureranno troppo e troppo presto. Il problema è che non sappiamo nemmeno cosa contengano questi liquami». E poi c’è il pozzo. La titolare conferma il sopralluogo dei funzionari dell’Arpa e denuncia: «Il costruttore del pozzo ci ha suggerito di spegnere tutto e non toccare niente, altrimenti avremmo rischiato di danneggiare l’impianto d’irrigazione. Peccato che la ditta spurghi incaricata dalla società Roverbella energia sia intervenuta senza il nostro permesso».

La denuncia si fa aspra e preoccupata: «Mi auguro che la centrale a biogas venga chiusa presto, ci risulta che l’impianto stia funzionando senza agibilità definitiva. L’hanno costruito frettolosamente, per ottenere gli incentivi, ma siamo al secondo incidente nel giro di due mesi. Tenerlo aperto sarebbe irresponsabile verso i cittadini». Tra la messa in esercizio (29 dicembre 2012) e la messa a regime sarebbero dovuti trascorrere novanta giorni – informa il consulente tecnico del Comitato Aria, suolo e sottosuolo, che si rivolse al Tar senza successo – ma pare che la centrale di strada Sei Vie sia già alla seconda proroga.

«Come si sono giustificati? Hanno dato la colpa al temporale e come scusa suona fragile – osserva la Rossi – La verità è che siamo esasperati. Passi per la puzza che aleggia nell’aria, costringendoci a dormire con le finestre chiuse, ma così è troppo». E la chiamano campagna.

Igor Cipollina

Fonte: Gazzetta di Mantova

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