Biogas e rifiuti

Dichiarazioni del dott. Longoni di Meda, professionista impegnato in controlli ambientali sul funzionamento delle centrali.

Un progetto sfacciatamente sbilanciato

Va subito detto che le lamentele per la puzza e per il transito di autocarri e carri botte sono forti. In particolare si contesta l’utilizzo di liquame da parte di una centrale che avrebbe dovuto utilizzarlo solo nella fasi di avvio (ma sono passati molti mesi). Che 17mila tonellate di matrici vegetali fossero insufficienti era chiaro sin dall’inizio (succede così ovunque e pare che solo chi valuta i progetti in provincia non lo capisca). Era chiaro che in un progetto che dichiarava di funzionare con un quantitativo “tirato” di biomassa proveniente solo per la metà da terreni condotti dall’azienda (compresi parecchi con contratti di affitto che scadono nel 2013) era traballante e suscettibile di richieste di chiarimenti e prescrizioni. Forse oggi con l’opinione pubblica più allertata la provincia non l’avrebbe passato.

Vigilare perché il rischio matrici sospette incombe

Che amministrazione e Comitato siano schierati sullo stesso fronte di “vigile iniziativa” contro la biogas è importante e positivo. Inquietanti, però, sono alcuni aspetti emersi durante l’incontro. A parte il via vai di mezzi con liquami, “ci portano la merda da tutta la zona”, la gente di Boffalora che avrebbe voluto avere anche qualche rassicurazione è uscita dall’incontro molto scossa.

trattore

Il tecnico che supporta il Comitato, il dott. Longoni di Meda, professionista impegnato in controlli sul buon funzionamento delle centrali stesse e quindi molto addentro nel settore ha esortato i cittadini a controllare essi stessi i mezzi che portano biomasse. “Purtroppo il Sistri, il sistema messo in piedi dal Ministero dell’ambiente per la tranciabilità dei rifiuti non decolla mentre l’Arpa non riesce a controllare tutto“. Questa è già una premessa poco rassicurante. “Dovete state attenti perché le centrali a biogas stanno diventando un sistema di smaltimento dei rifiuti: quelli solidi ai termovalorizzatori, quelli liquidi alle biogas e purtroppo quando si entra nel campo dei rifiuti sapete che c’è di mezzo la criminalità organizzata”. Longoni ha aggiunto che si sono già verificati “incidenti” molto spiacevoli a carico delle biogas. “In provincia di Bergamo matrici contaminate con sostanze chimiche tossiche sono finite negli impianti a biogas“. Il riferimento è a Calcio dove qualche anno fa, a seguito del blocco del latte di una azienda zootecnica sono stati individuati terreni inquinati da PCB. I PCB (policlorobifenili) sono parenti della diossina, sospetti cancerogeni e fortemente stabili. A Brescia ci sono estese aree “congelate” (è vietata ogni coltivazione) per via dei PCB e si sospetta una relazione tra questo inquinamento e i tumori infantili. La prospettiva è agghiacciante: se già ora finiscono per “incidenti” matrici contaminate nelle biogas cosa succederà quando sarà consentito l’uso di fanghi, rifiuti solidi urbani, ecc.? Non sono ipotesi “terroristiche”. Il consorzio del biometano (il successore del biogas) lo dice apertamente. In un articolo su una rivista di settore (L’Allevatore, n. 4 22 febbraio 2012) dello “Speciale biometano” l’articolista si chiede: “L’Italia ha le potenzialità per produrre biometano in quantità, senza ripercussioni negative sul fronte della produzione alimentare?“. La risposta è “Sfruttando efficienti biodigestori a codigestione“. Cosa si intenda per “codigestione“, un termine che può confondere le idee già un po’ confuse dalle “cogenerazioni virtuali” presto chiaro: ” Un mix di effluenti zootecnici, substrati fermentescibili di diversa natura (sottoprodotti agroindustriali, frazione umida dei rifiuti urbani, ecc.) e ovviamente colture dedicate. Più avanti nell’articolo si parla anche di fanghi ecc.

La strategia della cupola è chiarissima

Il quadro è chiarissimo. Prima si creano una marea di centrali a biogas (il discorso per le biomasse a combustione o gassificazione è del tutto analogo) poi si dice che per non rovinare l’agricoltura e per non “bruciare” troppo cibo, che non sarebbe troppo etico, è bene cercare altri “substrati”. Già oggi i tecnici ammettono che la potenzialità di digestione di biomasse delle centrali lombarde (saranno 500 a breve) crea una “domanda” eccessiva rispetto all’offerta disponibile. Giocoforza andare a prendere qualcos’altro, qualcosa per cui la gente paga per far scomparire. E chi la offre non manca. Controllare centinaia, migliaia di centrali “agricole” a biogas o a biomasse è molto più difficile che controllare pochi inceneritori. In più c’è anche il vantaggio che alla gente questi sistemi subdoli di smaltimento rifiuti li contrabbandi come un modo per “salvare il pianeta“. Il gioco è ormai chiaro. L’aspetto più immorale e pericoloso del biogas non sono i 28 cent a kWh, non è la sordida speculazione.
Quest’ultima è solo un’esca pensata dal “cervello”, dalla cupola delle biomasse (industria che vende gli impianti, centri universitari, funzionari pubblici, operatori del rifiuto).
I traffici sono già in atto

Nel corso dell’incontro di Boffalora è venuto fuori che alle proteste dei cittadini e della stessa commissione comunale che si occupa della biogas i funzionari della Provincia di Milano avrebbero detto le testuali parole: “Ma perché vi opponete il biogas, è una cosa così nobile“. Nobile, già. La testimonianza di Maurizio Venegoni, il titolare del salumificio che si è trovato a “convivere” con la centrale, è stata chiarissima: “Sono stato contattato da un mediatore di scarti e sottoprodotti che si è offerto di ritirare i miei scarti di macelleria e di inviarli a una centrale a biomasse in Piemonte; sono stato al gioco per capire cosa c’era sotto e mi sono fatto dire qual’era l’impianto. Ho verificato con l’ASL competente, e non era autorizzato per utilizzare quel tipo di matrici. Allora l’ho riferito al “sensale“. Mi ha risposto: “Ma sarà mica un problema“.

Fermare in tempo i progetti

Così, oltre alla puzza e al traffico di carri botte e autocarri, gli abitanti di Boffalora ora sono anche consapevoli del rischio che nella biogas arrivino scarti “sospetti” che poi finiranno come “innocuo” digestato (“un ottimo ammendante” dicono i fautori del biogas) sui terreni con la possibilità non remota di avvelenarli.

Il messaggio a chi non ha ancora una biogas o biomassa è chiaro: Fate di tutto perché non la realizzino.

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