Anche la Sardegna vuole le linee guida, molto interessanti le motivazioni.

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XIV LEGISLATURA

MOZIONE N. 217

MOZIONE DIANA Giampaolo – AGUS – BARRACCIU – CUCCA – ESPA – LOTTO – MANCA – MELONI Marco – MELONI Valerio – SANNA Gian Valerio sul rilascio delle autorizzazioni per l’installazione di impianti ad energia rinnovabile, in particolare di biogas.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:
– a seguito del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità), si è scatenata una corsa all’incentivo facile da parte dei “furbetti delle energie rinnovabili”;
– la definizione di biomassa ai sensi del decreto legislativo n. 387 del 2003 è stata ampliata dal recente decreto legislativo n. 28 del 2011 recante “Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE”;
– l’articolo 2, lettera e) del decreto legislativo n. 28 del 2011 (cosiddetto decreto Romani), definisce la biomassa come “la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l’acquacoltura, gli sfalci e le potature provenienti dal verde pubblico e privato, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”;

CONSIDERATO che:
– tra le fonti energetiche rinnovabili, quella del biogas derivante da biomassa, nell’ultimo periodo sta suscitando una serie di preoccupazioni nelle popolazioni di vari territori dell’Italia e anche della Sardegna;
– lo sfruttamento delle terre per la coltivazione di biomassa dedicata solamente e totalmente alla produzione di energia altera certamente il mercato agricolo e produce gravi scompensi all’economia rurale, alla tradizione agroalimentare e alla tutela della biodiversità;

EVIDENZIATO che:
– anche dal punto di vista del bilancio energetico, ci sono molte perplessità su questa tipologia di impianti visto che la tanto decantata diminuzione di CO2 assorbita dalle biomasse nel loro processo di crescita è controbilanciata dall’uso forsennato di concimi chimici (derivati del petrolio), al fine di produrre quanta più biomassa possibile, che però inaridisce irreparabilmente il terreno su cui avviene la coltivazione sino a renderlo inutilizzabile;
– sono numerosi gli studi scientifici che con carattere di evidenza documentano danni alla salute, sia a breve che a lungo termine, in popolazioni che vivono in aree dove siano presenti impianti a biogas-biomasse e riferibili, principalmente, alle emissioni di H2S (idrogeno solforato) prodotto nel processo di fermentazione, che le attuali tecniche di neutralizzazione non sono ancora in grado di annullare;
– altri stati europei come la Germania e la Svezia, all’avanguardia nell’uso di queste tecnologie, stanno rivalutando la bontà di questa tipologia di impianti in quanto, ad esempio in Germania, si pensa che il trattamento a cui è sottoposto il digestato non sia sufficiente ad eliminare cariche batteriche nocive per le coltivazioni;
– in Italia, l’Emilia Romagna ha imposto nelle sue linee guida che gli impianti a biogas siano vietati nei territori dove si produce il parmigiano reggiano;

TENUTO CONTO che:
– nulla osterebbe se gli impianti fossero di piccole dimensioni, per le singole aziende sarebbero sufficienti anche da 20 o 50 kW, e confinati all’interno del ciclo produttivo aziendale ma, in realtà, si stanno diffondendo in maniera sempre più estesa in tutta Italia impianti più grandi, dai 250 kW in su;
– con l’emanazione del decreto del Ministero dello sviluppo economico 10 settembre 2010 relativo alle linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, le varie regioni hanno legiferato in tal senso e tali procedimenti autorizzativi prevedono la totale esclusione dei cittadini anche dalle più comuni informazioni sugli impianti, di fatto calati dall’alto;

PRESO ATTO che in territorio di Ussana è stato presentato un progetto di una centrale a biogas che susciterebbe non pochi allarmismi nella popolazione, in prospettiva degli effetti e dell’impatto di un’eventuale realizzazione di un impianto di questo livello e ampiezza su territorio, ambiente, salute pubblica ed economia, agricola in particolare, non solo del Comune di Ussana, ma anche dei comuni contermini,

impegna il Presidente della Regione e l’Assessore regionale dell’industria, l’Assessore regionale della difesa dell’ambiente e l’Assessore regionale dell’agricoltura e riforma agro-pastorale

1) a intraprendere specifiche iniziative finalizzate a elaborare strategie di protezione del comparto agricolo nonché della salute e dell’ambiente, tutelandoli da eventuali speculazioni in attesa di una pianificazione regionale attraverso il Piano energetico regionale della Sardegna;
2) a dare ascolto ai tantissimi comitati locali che si oppongono al biogas, che chiedono un più aggiornato sistema di regole e di norme, più certe e restrittive, evidenziando che occorre prevedere incentivi soltanto laddove il biogas sia solo ed esclusivamente a totale sostentamento delle imprese agricole;
3) a provvedere all’individuazione di siti e aree non compatibili con tutte le tipologie di impianti ad energia rinnovabile e limitare il rilascio delle autorizzazioni per la loro installazione alla luce di queste criticità;
4) in base al principio di precauzione, a sospendere ogni autorizzazione od ogni sostegno a nuovi impianti di biogas in attesa di stabilire con certezza l’innocuità degli stessi per la salute delle persone e degli animali e per la sicurezza dei territori e degli ambienti nei quali questi impianti si troveranno ad operare, ovvero dei terreni dove verranno distribuiti i digestati;
5) a individuare, come già avviene in altre regioni, delle distanze minime degli impianti di biogas e dello spargimento di digestato dalle abitazioni, dai centri abitati e dai corsi d’acqua, sollecitando gli enti locali ad introdurre nei piani regolatori apposite norme;
6) a inserire nella realizzazione delle linee guida degli impianti a biomasse, oltre al criterio del rispetto di filiera corta, anche alcuni altri paletti tassativi e incisivi affinché il legame tra impianto, territorio e attività agricola sia reale e non fittizio e si ponga come priorità il rispetto delle fertilità dei suoli e l’utilizzo della risorsa idrica nell’intera Regione;
7) a stabilire a quali organi debba competere la sorveglianza sulla corretta gestione degli impianti di biogas e sul corretto spargimento del digestato e a definire delle periodicità minime da rispettare nell’esecuzione dei controlli.

Cagliari, 5 ottobre 2012

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