Centrale a biomasse a Galatone, chiuse le indagini: tre indagati

Si chiude la prima fase della vicenda giudiziaria che ha coinvolto la centrale a biogas di Galatone: la Procura di Lecce, infatti, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini ai tre indagati. Si va dunque verso l’udienza preliminare, passaggio che prelude a un eventuale rinvio a giudizio oppure a un proscioglimento. Per il momento, in ogni caso, il pubblico ministero Elsa Valeria Mignone, titolare dell’inchiesta, ha cristallizzato quanto emerso nel corso delle indagini. Davanti al giudice dovranno comparire Giuseppe e Michele Giliberti, leccesi di 45 e 44 anni: il primo progettista e direttore dei lavori, il secondo legale rappresentante (fino al 2 maggio dello scorso anno) della “Renewable Energy srl”, azienda proprietaria dello stabilimento. E insieme a loro anche Giorgio Gemma, 51enne di Latiano, legale rappresentante della stessa società a partire dal 2 maggio 2013. I primi due sono accusati di attività di gestione di rifiuti non autorizzata, emissioni illecite in atmosfera, tentata truffa e falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. Gemma, invece, dovrà rispondere dei soli reati ambientali.

La vicenda riguarda la gestione della centrale a biogas realizzata a Galatone (sequestrata nel luglio scorso dai militari del Corpo forestale dello Stato), alimentata non solo con gli scarti delle lavorazioni agricole (pulitura di finocchio, pomodoro e cipolla, e reflui zootecnici di allevamento bovino), ma anche con sansa umida e liquami, percolato proveniente dagli stoccaggi dei materiali utilizzati, e con digestato liquido, proveniente da un analogo impianto che si trova a Surbo. Secondo la Procura, alla luce di ciò, l’impianto avrebbe dovuto richiedere – e ottenere, ovviamente – le prescritte autorizzazioni alle emissioni in atmosfera. Autorizzazioni che invece, all’epoca delle indagini, mancavano. L’impianto di Galatone, inoltre, sarebbe privo dell’autorizzazione unica obbligatoria, prevista per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti, nonché – sempre secondo l’impostazione della Procura leccese – di un qualsivoglia titolo edilizio valido.

I due Giliberi avrebbero anche tentato di ottenere i finanziamenti previsti per gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, dichiarando falsamente di aver ultimato i lavori di realizzazione degli impianti in conformità al progetto approvato, e che lo stesso impianto era entrato in esercizio il 24 aprile 2013. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Massimo Manfreda e Pietro e Luigi Quinto.
Il Tar di Lecce, intanto, mette la parola fine alla querelle che aveva coinvolto anche il Comune di Nardò: l’amministrazione di Marcello Risi aveva impugnato il provvedimento con cui la Provincia di Lecce aveva concesso l’Autorizzazione unica ambientale alla centrale di Galatone. Il motivo risiederebbe nel fatto che l’impianto (interamente nei confini del Comune di Galatone) è però più vicino, in linea d’aria, a Nardò (2.400 metri contro 2.800 metri): nonostante ciò, l’amministrazione neretina aveva lamentato di non essere stata chiamata a partecipare alla conferenza dei servizi per l’acquisizione dei vari atti di assenso dagli enti interessati. Secondo i giudici amministrativi, però, la posizione del Comune di Nardò non è legittima: «È evidente – scrivono i giudici – che la Regione è tenuta a procedere alla convocazione dei soli enti locali nel cui ambito territoriale l’impianto è destinato ad essere realizzato». Nardò, dunque, non ha alcuna voce in capitolo.

A.Cel.

Fonte: Quotidianodipuglia.it

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