Centrali a biogas, principio di precauzione e rischi per l’agricoltura

Nella seconda parte del suo intervento, in occasione del convegno svoltosi giovedì a Tarquinia, l’avvocato Michele Greco ha affrontato la tematica del biogas prodotto da Forsu.
“Non riguarda solo Tarquinia – le parole del legale dell’associazione Bio Ambiente – ed è sintomatico di un certo tipo di incrocio tra due settori: gestione rifiuti e produzione di energia.
Al Consiglio di Stato e oltre ci sono polemiche. In materia di Forsu alcuni principi non possono essere scardinati. E’ la materia sui rifiuti che impone di non poterli localizzare in contesti abitativi. Non è possibile non solo per il primo tipo di impianti, ma soprattutto con il Forsu”.

“Esiste un principio di precauzione – spiega Greco, autore di una tesi sull’argomento, prima ancora che il principio venisse recepito dal punto di vista legislativo – per cui anche in assenza di certezza scientifica che quella attività possa essere dannosa si deve avere un atteggiamento di carattere precauzionale. Il Consiglio di Stato ha stabilito che in questi casi i comuni hanno l’obbligo di avere atteggiamento precauzionale. Comunque le amministrazioni hanno un dovere: il sindaco, la Asl, l’Arpa devono dare parere negativo perché c’è un contesto da tutelare, devono fare uno sforzo per capire, non come alcune conferenze dei servizi dove abbiamo dovuto portare i Carabinieri…”. “Abbiamo il coraggio di dire no – l’esortazione di Greco – se applicano la legge non devono avere paura”.

Sul biogas da Forsu il legale non ha dubbi: “Non andate in deroga”. E cita quanto deciso dal Tar del Piemonte il 30 agosto 2012: “Anche se producete energia da rifiuti – chiarisce l’avvocato – sono a tutti gli effetti impianti che trattano rifiuti. Sono classificabili come industrie insalubri, quindi non possono essere messe vicino alle abitazioni. Il sindaco è tenuto a dare parere negativo, insisto su questo punto”. E la platea si scalda, partono gli applausi.
Greco, appena tornato il silenzio, ricomincia: “Il fatto che usano rifiuti li espone di conseguenza al piano regionale dei rifiuti: è un fattore penalizzante se ci sono abitazioni a meno di 500 metri. In questo caso dunque tutti gli altri enti, anche la Regione, in sede di Via, deve rispettare la normativa in materia di rifiuti. 25mila tonnellate non possono venire dal territorio. Sempre il Tar Piemonte ha osservato che non è detto che siccome una centrale recupera rifiuti è ammissibile che vengano 25mila t da tutta Italia”. Poi il monito: “Cosa faremo? Metteremo in mora le amministrazioni. Le amministrazioni devono sapere che ci sono norme da applicare e se non lo fanno saremo noi a chiedere i danni. Voi dovete applicare la legge e se non lo fate chiederemo i danni!”.

Prima dell’intervento dell’ad del Consorzio Pellicano, Franco Caucci, prende la parola il direttore del Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca, Sergio Pisarri (a sin. nella foto di G.Zintu) che fa sapere: “Non eravamo invitati alla conferenza dei servizi, per cui abbiamo scritto al comune perché ci mettessero a conoscenza dei dati. Abbiamo trovato progetti depositati gravemente carenti. In uno c’erano solo le pagine pari, mancavano le dispari e si tratta di relazioni tecniche. Stamattina abbiamo fatto partire quella lettera all’ufficio Via all’area bonifica e irrigazione del suolo, al comune di Tarquinia… Per noi andrebbe riformulata l’Aia. C’è il problema della strada, lì loro non valutano per niente che non ci sarà più l’Aurelia. Il problema del Mignone, dove vorrebbero gettare, dicono loro, cose depurate. Ma il Mignone è a rischio esondazione”.

La conclusione è lapidaria: sulla salvaguardia delle produzioni agricole un’eventuale centrale a biogas “sarebbe la morte dell’agricoltura”.

Fonte: Tusciatimes.eu

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