Coldiretti: “Con biogas a rischio produzione cibo”

“Il normale prezzo di mercato per un affittare un ettaro di terreno irrigato con l’avvento del biogas è cresciuto fino a 1000 euro e oltre. Così mais e altre colture vengono sottratte all’uso alimentare per essere utilizzate negli impianti”

“Lo sviluppo dei megaimpianti di biogas sta creando gravi problemi alle produzioni agricole e agli allevamenti, mettendo a rischio la produzione di cibo”. Questo l’allarme lanciato dalla Coldiretti Marche in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione.

Secondo l’associazione degli agricoltori “la crescita delle grandi strutture, prive di propri scarti aziendali da utilizzare, sta stravolgendo l’assetto produttivo delle nostre campagne, con sempre più colture utilizzate per la produzione di biogas e uno stravolgimento dello stesso mercato fondiario.
Il normale prezzo di mercato per un affittare un ettaro di terreno, per di più irrigato, in pianura si aggira sui 200-300 euro, ma con l’avvento del biogas le quotazioni sono state letteralmente gonfiate, fino ad arrivare ai 1000 euro e oltre. In questo modo mais e altre colture vengono sottratte all’uso alimentare per essere utilizzate negli impianti.
Basti dire che per ogni mille kilowatt di potenza occorrono circa settecento ettari di granoturco, praticamente due al giorno. Un fenomeno che ha effetti anche sugli allevamenti. La mancanza di materia prima coltivata sul territorio costringe le imprese zootecniche a doversi rivolgere altrove per garantirsi l’alimentazione del bestiame.
Ma le maxiquotazioni dei terreni hanno riflessi negativi anche sulle giovani imprese, che si rivolgono proprio allo strumento dell’affitto per avviare la propria attività”.

Secondo un’analisi Coldiretti su dati Regione Marche, l’84% della superficie aziendale delle aziende under 40 è generalmente affittata, mentre solo il restante 16% viene acquistato.
Secondo Coldiretti “sul biogas e le rinnovabili in generale bisogna privilegiare piuttosto gli impianti alimentati da sottoprodotti, a misura di territorio realizzati dalle aziende agricole per il proprio fabbisogno, in presenza di quantitativi percentualmente molto importanti di scarti di lavorazione, e dire no alla diffusione di grandi impianti di tipo industriale dall’impatto eccessivamente pesante sul territorio, che hanno riflessi negativi anche sull’assetto e sui prezzi delle produzioni agricole, oltre che sul paesaggio, aprendo il campo a speculazioni, peraltro già favorite dalla volatilità dei mercati.
Le agroenergie, se gestite correttamente, oltre a garantire la riduzione della dipendenza dai prodotti fossili e dalle importazioni, consentono di diminuire le emissioni, di migliorare la qualità dell’aria e, più in generale, di tutelare l’ambiente e il territorio, riflettendo il ruolo multifunzionale che l’attività agricola svolge in termini di ricchezza e diversità dei paesaggi, di qualità dei prodotti e di retaggio culturale e naturale”.

Fonte: anconatoday.it

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