Come il Barolo ha detto NO alle biomasse

dimostrando quello che tutta l’agricoltura di eccellenza può dimostrare: le biomasse rovinano gli agroecosistemi.

Uno studio del 2010 mette in evidenza l’impatto di una centrale a biomasse sulla viticoltura delle aree circostanti. Ma lo stesso non vale per l’olivicoltura, la frutticoltura? Qual’è lo scopo di questo massacro dell’agricoltura di qualità? Rovinare aziende e territori e poi – una volta che il valore è crollato – operare il land grabbing. Saranno i cinesi o i fondi pensione americani o i tedeschi? Poco importa. Una volta che sarà in mani “giuste” le biomasse scompariranno. Ma un finto Made in Italy sarà tutto in mani straniere. Stiamo svendendo l’Italia con la complicità di imprenditori e politici corrotti nel senso più abissale del termine, venduti a interessi stranieri. Stanno rovinando l’Italia e gli italiani con le tasse, la burocrazia e il finto “ambientalismo” per farci vendere case, terreni, aziende, brevetti. Però il Barolo ha avuto la forza di dire no ai Signori delle Biomasse (grandi famiglie ex-imprenditoriali, ecomafie, politicanti). Un esempio da seguire. Deve partire una resistenza, una bio-resistenza, una resistenza ecosociale per difendere i patrimoni di paesaggio, prodotti, saperi. Il biomostro può essere sconfitto.

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