Digestati e (in)fertilità del terreno

Nell’ambito di una tesi di dottorato sull’impatto dell’uso dei digestati derivati da digestione anaerobica da rifiuti organici (frazione organica dei rifiuti solidi urbani o fanghi di depurazione di acque luride) l’autore concentra l’attenzione sugli effetti di lungo periodo sulla fertilità, le caratteristiche chimico-fisiche e la funzionalità dei sistemi microbici. Gli inquinanti organici presenti nei digestati – in particolare i fenoli – deprimono il potenziale di ossidazione dell’ammoniaca (AOP), un indice importante di stress microbico e ambientale ma anche, in quanto tale, un fattore determinante nel ciclo dell’azoto, ovvero nel processo di nitrificazione necessario per la conversione dell’azoto di origine organica in una forma assimilabile dalle piante. nel lungo periodo, però, gli effetti di tossicità sui consorzi microbici si sommano e si intersecano con i processi di alterazione delle caratteristiche chimico-fisiche. Aumenta l’acidità libera (abbassamento del pH) innanzitutto.

Fertilizzazione

In Svezia un campo sperimentale attivato nel 1956 consente di valutare gli effetti di lungo periodo. Al di la dei parametri biochimici e microbiologici è di grande impatto il risultato sulla capacità di crescita delle piante nei diversi lotti fertilizzati con concimi chimici, fertilizzanti organici animali o digestati che si osserva nella foto sotto inserita nel testo della tesi. Come si vede in una parcella non è cresciuta alcuna pianta, in un’altra le piante stentate stanno per morire, in altre sono pochissimo sviluppate rispetto a quelle a destra concimate con letame. Chi ha orecchi per intendere intenda. Vogliamo rischiare di ridurre così i nostri campi (già malconci per eccessivo uso di concimi chimici, pesticidi, eccesso di lavorazioni e compattamento del suolo con enormi macchinari)? Parrebbe un crimine. Ma la spinta alla produzione di grandi quantità di biometano significa uso massivo di forsu e fanghi di depurazione delle acque reflue. O negli scarichi industriali e domestici non finisce più nessuna porcheria inquinante o la prospettiva è desolante. Possono anche farla passare per un’operazione “sostenibile” ma cosa c’è di maggiormente insostenibile di questo programma? Tanto più che il rischio di contaminare “un po’ ” le terre agricole potrebbe essere lontanamente giustificato dall’apporto di sostanza organica che si realizza con i rifiuti organici. Ma con il biometano la gran parte della sostanza organica viene mineralizzata a CO2 e NH4. I contaminanti, invece, si riducono ma in media meno che la riduzione della sostanza organica. Di sostanza organica ne resta il 35% di diversi composti tossici persistenti il 30-95%. Pochissimo i fenoli, primi imputati per l’avvelenamento dei microbi utili del suolo.
Ci sono esperti che per ragioni misteriose fanno finta di ignorare tutto questo. Se la vedranno con la loro coscienza.

di Michele Corti

Fonte: sgonfiailbiogas.blogspot.it

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