Gorizia: il consiglio comunale vota contro l’impianto a biomasse

di Martina Luciani

Il consiglio comunale ha votato contro la variante al piano regolatore necessaria ad autorizzare la costruzione dell’impianto a biomasse dietro le caserme di via Trieste: 21 voti contrari alla delibera presentata dall’assessore Germano Pettarin, 6 favorevoli, 11 astenuti. Le motivazioni sull’inopportunità di una simile opera in mezzo all’abitato le conosciamo già, riassunte di fatto nello striscione esposto in sala dal Comitato che, appoggiato dalle associazioni Essere Cittadini e Skultura, insieme a Forum Cultura e Lega Ambiente, ha raccolto in pochissimi giorni oltre 700 firme di cittadini dissenzienti.
Deboli, a parer nostro, ed esclusivamente politici, gli interventi a difesa dell’iniziativa, che di suo traballava sopra molte incertezze (ad esempio, perché l’amministrazione stessa non ha preteso le compensazioni, innanzitutto il teleriscaldamento, così come la legge stessa le consente di fare? è stata richiesta la valutazione di impatto sanitario, si sono pronunciati i vigili del fuoco?). Significative inoltre le dichiarazioni di alcuni consiglieri di centro destra sul fatto che il voto doveva restar fuori dalla strumentalizzazione politica ed essere formulato secondo coscienza: e la coscienza, in questo caso, ha fatto prevalere, in nome dell’incompatibilità urbanistica e in assenza di qualsiasi previsione concreta di compensazione, il diritto alla vivibilità e alla salubrità dell’insediamento residenziale coinvolto e dell’intera città (senza dimenticare il grave deprezzamento di qualsiasi immobile privato che si fosse ritrovato improvvisamente affacciato sull’insediamento industriale e la pericolosità determinata dalla vicinanza con i binari ferroviari).
Sconcerto infine per alcune prese di posizione in aula, come quella della consigliera del M5S Manuela Botteghi: sostenendo per un verso il valore del progetto, ha espresso il suo imbarazzo a dover scegliere tra le speranze dei cassaintegrati ad un posto sicuro e i diritti dei cittadini residenti. Ma come? uno dei punti più fumosi della questione, infatti, era proprio quello del numero di contratti di lavoro legati all’attivazione della centrale. I consulenti dicono 2, affiancati da un part time amministrativo, l’imprenditore punta a 26. Insomma, quello della svolta occupazionale poteva essere percepito come un argomento a favore solo distraendosi completamente dalle necessità effettive di impianti di questo tipo. Ciò non toglie, comunque, che seppur obtorto collo e dispiaciuta, anche la Botteghi ha riconosciuto che per precauzione è meglio rinunciare.

 

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