Il biogas fa «esplodere» la Regione Marche

Il Gip del Tribunale di Ancona aveva contemplato anche il sequestro preventivo di sette impianti a biogas ma poi ha dovuto fare un passo indietro e il sequestro, per il momento, resta congelato. Già, perché la politica è stata, come spesso accade, più veloce della giustizia: il comma 4 dell’articolo 15 del Dl 91/2014, approvato il 24 giugno ma non ancora convertito in legge, concede di fatto una valutazione d’impatto ambientale (Via) postuma agli impianti, se fatta entro sei mesi e anche su strutture già funzionanti. Una sanatoria all’italiana, visto che la Corte costituzionale, con la sentenza 93 del 20 maggio 2013 aveva annullato le autorizzazioni proprio perché la Regione Marche, con la legge n. 3 del 26 marzo 2012, non prevedeva la Via in capo alle Province ma alla Regione stessa, in contrasto con la normativa Ue.

Quel comma sembrava scritto “ad gubernatoris” vale a dire a misura di Governatore, tanto che fu subito ribattezzato “salva Spacca”, visto che è proprio Gian Mario Spacca il presidente della Regione Marche che, in questi anni, ha dato il via libera a decine e decine di impianti a biogas, con strascichi e polemiche che ora sono diventati un terremoto giudiziario, che coinvolge, a vario titolo, 20 persone e 15 società.
Gli elementi di prova acquisiti hanno evidenziato l’esistenza di un vero e proprio «cartello affaristico-istituzionale» responsabile, a vario titolo, dei reati di corruzione, abuso d’ufficio, falsità ideologica, truffa ai danni dello Stato, illeciti urbanistici ed ambientali. Per le persone giuridiche coinvolte è stato contestata la responsabilità amministrativa dell’ente (articolo 5 del D.lgs. n. 231/2001), in relazione alle procedure di concessione delle autorizzazioni uniche necessarie per la costruzione di sette impianti a biogas.

La genesi
L’attività investigativa diretta e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona e delegata al Gico (Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata) della Gdf di Ancona, comandata dal colonnello Gianfranco Lucignano, che si è avvalsa della collaborazione del Corpo Forestale dello Stato, si è chiusa dopo 15 mesi di indagini. Ciò ha consentito di ricostruire gli stretti legami personali e d’affari esistenti tra funzionari regionali e progettisti che, «orientando» anche le modifiche della normativa regionale, hanno agevolato gli imprenditori i quali hanno potuto beneficiare delle autorizzazioni uniche necessarie per la realizzazione di tali impianti.

Regione nella bufera
Le investigazioni hanno coinvolto funzionari della Regione Marche preposti al rilascio delle autorizzazioni necessarie per realizzare impianti a biogas.

Fonte: ilsole24ore.it

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