Il percorso a ostacoli di Savalons. Il Noe: l’impianto a biogas non è a norma, si attende la pronuncia del Consiglio di Stato.

Savalons

 

 

 

 

 

 

Non è affatto scontata la conoscenza di quali energie siano effettivamente rinnovabili. E si deve tener conto dell’impatto paesaggistico

Il progetto, approvato velocemente dal Comune, aveva visto la presa di posizione degli abitanti che avevano presentato una petizione al sindaco

Energie rinnovabili, basta la parola? Modello Savalons: quali le acquisizioni utili derivanti dall’esperienza fin qui fatta? Utili a beneficio di una imminente Conferenza regionale sulle energie rinnovabili non ingessata ideologicamente e non gestita in modo burocratico, a sua volta utile per un intervento legislativo ad hoc da parte della Regione Fvg. Scontata la condivisione del duplice obiettivo comunitario di aumentare entro il 2020 del 20% sia l’efficienza energetica che il peso delle energie rinnovabili, l’esperienza di Savalons dimostra che non è affatto scontata la conoscenza di quali siano le energie effettivamente rinnovabili. Queste ultime, per definizione, debbono essere frutto di un processo naturale associato a comportamenti virtuosi per cui, ad esempio, piccoli impianti a cippato di legna in montagna collegati al massimo recupero dell’energia prodotta sono impianti che producono e sfruttano energia effettivamente rinnovabile. Ma allorché si passa a impianti con biomassa di mais o altro cereale raccolto allo stato ceroso per convogliarlo in digestori dove si produca corrente elettrica da immettere in rete, allora no. Questi non sono impianti che sfruttano energia rinnovabile perchè mais e cereali in genere sono tremendi energivori in fatto di energia fossile in quanto consumano concimi, fitofarmaci, diserbi e gasolio legati a filo doppio al petrolio. La prima volta al suo esaurimento e la seconda all’evoluzione (crescente) del prezzo.

Scelta non conveniente
Dunque una agricoltura legata a filo doppio al petrolio non è rinnovabile un bel niente ed è sempre più costosa! Ma, alla faccia del rinnovabile, è almeno economica? La risposta, purtroppo, è ancora negativa. Non mi riferisco al fatto che a un ricavo di mercato di 7 centesimi a kw noi contribuenti dobbiamo aggiungerne altri 21 per remunerare l’imprenditore agricolo trasformato in produttore di energia elettrica e speculatore finanziario. E non mi riferisco nemmeno al fatto che gli allevatori debbono ordinare altrove il pasto per i propri animali pagandone, magari, un prezzo più elevato. Mi riferisco, invece, all‘impossibilità di sostenere che è conveniente un sistema che per produrre 1 kw elettrico ne consuma 2 fossili. Ma c’è, forse, il vantaggio che il digestato che residua dal processo di produzione è un toccasana per i campi agricoli in cui viene sparso? Macchè! A causa del suo elevato valore di Ph, finirà in pochi anni per stravolgere la residua fertilità dei nostri terreni stremati ed impoveriti da oltre quarant’anni di monocultura chimica del mais. Concludo ricordando l’uso irrazionale – made in Italy e tipicamente friulano – dell’energia termica dispersa nell’aria anziché utilizzata, come fan tutti in Europa.

La localizzazione
La seconda esperienza negativa è relativa al fai-da-te rispetto alla localizzazione degli impianti a biogas – che sono tipicamente industriali – in aree agricole che porta a conflitti con la vita comunitaria in fatto di salubrità, sicurezza, traffico, rispetto dell’ambiente e impossibilità di effettuare controlli. Nel caso di Savalons, l’impianto è un’opera edilizia che ha un impatto di 7.800 metri cubi, con i suoi 12 metri fuori terra gareggia in altezza con il campanile e la sua cupola svetta nel paesino di campagna. L’impatto sul traffico si quantifica in 8.000 tonnellate all’anno di biomasse e 6.000 tonnellate di digestato che viene movimentato nell’unica strada del paese, in sette stradine di campagna (e un eroico ponticello) da carri agricoli, autocarri e financo Tir. Per un totale di transiti valutabile in oltre 2.500 ogni anno. L’impatto paesaggistico, oltre ai 7.800 metri cubi dell’impianto, si completa con il materiale depositato in sylosbag di nylon (in volgare: salsicciotti) di 50 metri di lunghezza per tre di larghezza posti nei 200 metri che separano il cimitero dall’impianto, a 300 metri dalla chiesa e a meno di 200 metri dagli insediamenti abitativi. Il paesaggio, infine, viene nobilitato anche da una montagnola di materiale stoccato in teli che, con l’aggiunta dei nylon dei silosbag, fanno un ettaro di plastica visione.

La burocrazia
La terza esperienza negativa – cui porre rimedio – risiede nell’assoluta inefficacia dimostrata dal ciclo burocratico-amministrativo nel garantire la corretta realizzazione dell’impianto e la sua gestione a causa del vuoto formalismo che lo caratterizza e per la mancanza di un soggetto responsabile di controlli e sanzioni adeguati. Il rilascio dell’autorizzazione unica – documento necessario per la realizzazione dell’impianto e la gestione dell’attività – prevede una conferenza dei servizi interessati (una dozzina tra i quali Arpa, Ass, Vigili del fuoco, Consorzio Ledra-Tagliamento) alla quale essi inviano la documentazione rituale. Il percorso decisionale si conclude con il rilascio dell’autorizzazione unica senza che vi sia alcuna assunzione di responsabilità e di controllo su quanto rilasciato. A chi rivolgersi, allora, per le congratulazioni e le eventuali rimostranze su difformità riscontrate dopo l’iter burocratico? Caratterizzano il modello Savalons una atavica fiducia nelle istituzioni locali e una fiera volontà di salvaguardare la salubrità del luogo per sé, per i figli e i nipoti, il godimento del paesaggio rurale e il valore delle proprietà immobiliari. Un po’ di cronaca dei fatti serve per esplicitare entrambi le caratteristiche. Il percorso burocratico-amministrativo si avvia il 25.07.2011 con la presentazione in Comune da parte dell’azienda agricola interessata dell’istanza di rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio di un impianto a biogas per la produzione di 350 kw di energia elettrica. Fulmineamente – in giornata sicuramente, forse in pochi minuti – la commissione ambiente approva il regolamento energetico ambientale (Rea) che determina le modalità di costruzione degli impianti a biogas e la distanza dalle zone residenziali (200 metri, ritenuti giusti giusti per farci stare l’impianto). Ma il consiglio comunale non è meno reattivo perché appena due giorni dopo approva il Rea.

La protesta
Due mesi dopo la notizia, informalmente, trapela. Sessanta increduli frazionisti di Savalons presentano una petizione al sindaco per avere lumi ed, eventualmente, capirne l’impatto in termini di salute, traffico, rumori, odori, perdita di valore della case. Forse affaticati dalle performance descritte, sindaco e consiglieri attendono un mese per celebrare la riunione richiesta. Il sindaco, tuttavia, la chiude impegnandosi a rivedere il Rea per variare la distanza dal centro abitato da 200 a 300 metri riconoscendo la fondatezza degli interessi e dei timori espressi dalla popolazione intervenuta massicciamente. Impegno, a onor del vero, mai onorato. Il 07.02.2012 la Conferenza dei servizi approva con prescrizioni il progetto presentato dall’impresa; il 18.05.2012 viene rilasciata l’Autorizzazione unica, il giorno successivo iniziano i lavori di costruzione, una settimana dopo inizia la raccolta di biomasse stoccate in sylosbag non contemplati dal progetto aziendale e, quindi, non autorizzati. Il 12.07.2012 trentatre proprietari di case di Savalons presentano ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) del Fvg contro il rilascio dell’autorizzazione unica dopo aver constatato, tra l’altro, che le distanze di progetto non rispettano i minimi previsti dal Rea. Il 12.12.2012 il Tar rigetta il ricorso perché le legittime preoccupazioni debbono supinamente soccombere di fronte alla grande riforma comunitaria che prevede l’aumento della quota di energie rinnovabili. Condividendo i timori dei ricorrenti, tuttavia, il Tar non fa pagare loro le spese di giudizio e li invita, assieme al Comune, a vigilare sulla corretta costruzione e gestione dell’impianto. Sgomenti per la sconfitta, ma obbedienti all’invito fatto dal Tar, i secondi presentano al sindaco – in data 19.08.2012 – un esposto che segnala diverse irregolarità dell’opera tra le quali il non rispetto della distanza dal centro abitato, lo stoccaggio dell’insilato con modalità non previste, il disturbo delle occupazioni e del riposo, il pericolo creato dal traffico, l’inquinamento da percolato, la sporcizia e l’impraticabilità delle strade da parte di utenti diversi dall’impresa agricola. Esposto che non ha ottenuto risposta alcuna. Passano mesi di silenzio, frustrazione e senso di abbandono interrotti nel maggio 2013 dalla presentazione al Nucleo operativo dei carabinieri (Noe) di un esposto da parte del Cordicom che riproponeva, con aggiornamenti, quello inviato al Sindaco nove mesi prima. (Non a caso, nel frattempo, la ricorrente più giovane della comunità di Savalons ha avuto il tempo di dare alla luce un bellissimo bambino).

I sopralluoghi del Noe
Tra il 4 e l’8 luglio 2013 il Noe esegue due sopralluoghi che sospingono il sindaco co-protagonista del modello Savalons a emettere una ordinanza datata 1° agosto 2013 che prende atto del fatto che l’opera è diversa da quella autorizzata. E inoltre che manca il certificato di prevenzione incendi; le vasche di stoccaggio del digestato non sono coperte; il cassone del biofiltro é vuoto; mancano le condizioni di sicurezza ed operative utili al campionamento delle emissioni in atmosfera; c’è versamento diretto al suolo di colaticcio derivante dal materiale insilato; manca una efficace segregazione dell’impianto per cui possono accedere soggetti estranei/impropri; sono modestissime le tracce di mitigazione paesaggistica con riferimento alla piantumazione; sommarie le segregazioni della prevasca che emana un odore edonico; il deposito di silomais entro il perimetro dell’impianto – non previsto in alcun atto autorizzativo – non consente il recupero del colaticcio; i serramenti del vano a motore del biogas sono incoerenti con le esigenze di insonorizzazione dell’apparato; non è stato affrontato il recupero dell’energia termica dissipata; è un cantiere aperto e gravato dagli esiti di una gestione disordinata; la controversia tra la proprietà e la ditta che ha realizzato l’opera non consente di disporre di dati gestionali quali registri di gestione e manutenzione, autocontrolli al condotto di emissione. Insomma: rumori, puzza, inquinamento del terreno, cantiere disordinato, deposito di silomais non autorizzato, energia termica scaricata nell’aria in assenza del biofiltro.

Salute violata
Cosa respirano senza il biofiltro i fieri e fedeli – ma umani – cittadini di Savalons e quelli dei dintorni? L’ordinanza considera la situazione descritta dal Noe di grave pericolo per l’incolumità dei cittadini. Si comporta di conseguenza? Concede 60 giorni di tempo all’azienda ma non sospende l’attività fino a quando l’impianto non è a norma. E nulla dice sull’esito della misurazione fatta per verificare il rispetto dei 200 metri dell’impianto dal centro abitato. Un finale da commedia all’italiana, purtroppo, dove il sistema decisionale non solo non ha tutelato la comunità ma anche quando vi é costretto grazie agli esposti, riconduce una situazione di gravità all’interno di una soluzione burocratica che si disinteressa dei gravi effetti indesiderabili di un impianto e di un comportamento imprenditoriale entrambi fuorilegge.

Legislazione ad hoc
Definire in scienza e coscienza ciò che è energia rinnovabile e ciò che è conveniente e no, identificare la responsabilità di controlli e sanzioni adeguate, coinvolgere attivamente fin dalla fase di progetto i cittadini interessati e porre la loro tutela al primo posto, mi paiono preziose indicazioni di cui tenere conto nel predisporre una legislazione ad hoc. Concludo osservando che il coinvolgimento dei cittadini interessati è essenziale perché le ultime novità prodotte dal modello Savalons dimostrano che hanno avuto ragione loro a difendere interessi e diritti che sono collettivi ed individuali al tempo stesso. Hanno avuto torto, invece, i venditori di impianti e i consulenti vari – ingegneri ed agronomi, anche accademici e di agenzie regionali e provinciali – che hanno magnificato le potenzialità delle energie rinnovabili e le virtù dell’impianto di Savalons omettendo una riflessione approfondita e professionale sulle prime e l’attenzione per il secondo. La dinamica frazione di Savalons si candida per ospitare la Conferenza regionale sulle energie rinnovabili mettendo a disposizione esperienza e visione dell’impianto. Il modello Savalons, infine, attende di conoscere la sua conclusione – quanto alla correttezza dell’autorizzazione rilasciata – con l’esito del ricorso presentato al Consiglio di Stato.

Autore: FULVIO MATTIONI

Fonte: Messaggero Veneto

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