Materiali non autorizzati e cattivi odori: sigilli alla centrale biogas

di Paolo Tomassoni

Siena, 23 luglio 2013- Da una parte la denuncia di un residente che da tempo va lamentando quei cattivi odori intorno alla sua abitazione, provenienti dalle vasche. Dall’altra qualche incongruenza operativa con l’autorizzazione ricevuta, ovvero nell’utilizzo di materie prime (effluenti zootecnici, tipo letame e liquami) da cui alla fine del processo si ricava energia alternativa.
Sono i diversi punti di vista (e le colpe sollevate) che ieri mattina si sono concretizzati nella chiusura della centrale biogas delle Serre di Rapolano. Sono stati i carabinieri del Noe, Nucleo operativo ecologico di Grosseto, coadiuvati dai militari della locale stazione, a procedere al sequestro dell’impianto posto in località Sentino (zona industriale in prossimità dell’uscita delle Serre, lungo la Siena-Bettolle) di proprietà e gestione della società Rapolano Green Energy. Un provvedimento eseguito su indicazione del Gip di Siena Ugo Bellini.

Quello di Rapolano Green Energy è un impianto costato 5 milioni di euro, su un ettaro di terreno. Uno di quelle decine di impianti, diffusi anche nella nostra provincia, che producono energia alternativa – rinnovabile – grazie alla fermentazione batterica in anaerobiosi (assenza di ossigeno) dei residui organici provenienti da rifiuti, vegetali in decomposizione, carcasse in putrescenza, liquami zootecnici o fanghi di depurazione, scarti dell’agro-industria.
Dagli scarti ‘verdi’, dunque, di coltivazione e allevamento. Un modo per riutilizzare la terra, insomma, e anche ciò che ne resta. L’intero processo vede la decomposizione del materiale organico, producendo anidride carbonica, idrogeno molecolare e metano.

Allora, il ‘problema’ – se mai si potesse sintetizzare in un punto la questione locale – è che l’impianto biogas di Rapolano ha tre vasche di deposito dei liquami, di cui due chiuse e una terza aperta ed è là dove probabilmente nascono e si diffondono quei cattivi odori che quotidianamente invadono il circondario. ‘Odori’ evidentemente mal digeriti da chi in quella zona industriale invece risiede.
Ed è così che un impianto, autorizzato dagli enti competenti (Asl, Arpat, Comune) nel 2011 ed operativo dall’ottobre 2012, si vede già nel febbraio 2013 ‘visitato’ dai carabinieri del Nucleo di tutela ambientale ( dello stesso periodo è la denuncia presentata da un residente della zona). Da tali controlli risulterà – e qui si arriva al passo odierno del magistrato – che la centrale avrebbe utilizzato materie prime non autorizzate: una sorta di incongruenza, dunque, fra quanto autorizzato e quanto effettivamente fatto in loco. Fatto sta che, su indicazione del giudice Bellini, l’impianto è da ieri posto sotto sequestro e, in alcuni giorni necessari ad avviare e portare a compimento la procedura di raffreddamento, la centrale sarà spenta.

Nel frattempo Rapolano Green Energy si rivolgerà ai suoi legale per impugnare la disposizione e prima di tutto rispondere a quella mancanza di ‘autorizzazioni esaustive’ che le vengono addebitate.

Solo l’iter di legge, a questo punto, oltre alla normativa ambientale, potrà mettere la parola fine ad una vicenda dai diversi punti di vista.

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