Parliamo di aflatossine

aflatossine_2In queste ultime settimane a causa della questione Cospalat si è sentito parlare molto delle alflatossine. Che cosa sono le aflatossine ? Le aflatossine sono delle microtossine prodotte da un fungo che oltre ad essere altamente tossiche sono ritenute tra le sostanze più cancerogene esistenti. Possono essere presenti su mais, arachidi,soia, legumi, granaglie ecc. Le aflatossine sono sostanze fortemente termostabili pertanto i trattamenti termici comunemente impiegati nei processi industriali non sono in grado di ridurre il livello originale di queste sostanze.

 

Dall’ultima relazione agronomica presentata rileviamo che l’impianto di San Foca sarà utilizzato tra l’altro per lo smaltimento di cereali non utilizzabili per l’alimentazione umana o animale a causa di inquinamento biologico (es. Aflatossine)

Aflatossine

 

Questo è un fatto preoccupante, tanto che in Emilia Romagna regione con forte presenza di impianti è già stata presentata un’interrogazione regionale. In tale interrogazione il consigliere Andrea Defranceschi definisce questi materiali come “rifiuti” e quindi non destinabili all’utilizzo in queste centrali.

Anche in Lombardia a livello di consiglio regionale ci sono forti dubbi sull’utilizzo di questi rifiuti e le risposte date non riescono mai ad essere supportate da prove certe riguardo la non pericolosità delle sostanze qualora venissero introdotte nei biodigestori.

Secondo Stefano Montanari, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena nonchè uno degli scienziati più famosi d’Italia “le aflatossine torneranno nei campi, e dunque nel nostro cibo, attraverso il digestato, il residuo della produzione di biogas che abitualmente viene usato come concime

Dice Montanari: le aflatossine sono prodotte da funghi microscopici in grado di sopravvivere a condizioni ambientali estreme (biodigestori) e di tornare a prosperare non appena le condizioni ambientali diventano favorevoli.
Dunque è ragionevole pensare che quando il digestato verrà sparso sui campi i funghi microscopici si “sveglieranno” e torneranno a produrre aflatossine: usare il mais contaminato per produrre biogas significa solo spostare gli agenti cancerogeni dal mais ai prodotti alimentari che cresceranno sui campi concimati col digestato.

Concludiamo con un’interessante articolo del prof. Corti, docente universitario e ruralista.

Cosa racconta la vicenda aflatossine?

Tornando al tema del gorno del mais contaminato con aflatossine finito negli impianti a biogas si possono già trarre le seguenti considerazioni:
1) C’è una fame terribile di biomasse. Le centrali sono state progettate, pensate, finanziate, autorizzate non tanto per risolvere il problema nitrati e reddito degli allevatori (queste sono le scuse per gli ingenui anche perché questi problemi non li risolvono ma li aggravano) quanto per creare una rete ben disseminata sul territorio difficilmente controllabile di smaltitori di rifiuti che si allargheranno progressivamente in quantità e varietà. Se nel 2012 c’è stata la “botta di culo” del mais micotossinato cosa si escogiterà nel 2013 se non ci sarà siccità (per ora siamo annegati)? Chi non si aspetta che verrà chiesto di autorizzare sempre più rifiuti (previa classificazione a sottoprodotti)?
2) Per ora la Regione Lombardia se l’è cavata sul tema aflatossine dicendo che “uno studio dell’Università di Milano” dice che le aflatossine si degradano. Un solo studio in vitro (condizione di laboratorio che simulano ma non possono mai riprodurre esattamente cosa succede in un biodigestore da 1500 mc) eseguito dal gruppo che ha ricevuto già molti finanziamenti per ricerche finanziate dalla regione tendenti a dimostrare che il biogas è una gran soluzione e che è (come è normale, per carità, quando ci si occupa di un certo tema) in collegamento con i portatori di interesse, le società del settore. Queste modalità rimandano ad un approccio che ha il sapore dell’autoreferenzialità, del circuito chiuso. Trattando di un problema così serio è un approccio responsabile? Non servirebbero verifiche di laboratori realmente indipendenti piuttosto che da gruppi ci ricerca che sostengono che il biogas è a emissioni zero e che il digestato è un materiale pressoché sterile?

Per saperne di più leggi questo articolo.

This entry was posted in No biogas and tagged , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *